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"Laboratori di legalità e cittadinanza attiva"

Incontro con Don Tonino Palmese all'IIS G. Alberti

L'I.I.S. Alberti di Benevento, da sempre impegnato ad arricchire la propria offerta formativa con iniziative di valore culturale e didattico, ha organizzato un incontro con Don Tonino Palmese Responsabile Regione Campania di "Libera: Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", nell'ambito del progetto "Laboratori di legalità e cittadinanza attiva" realizzato con i PON FSE -Obiettivo C Azione C3 Le(g)ali al sud: un progetto per la legalità in ogni scuola". Alla presenza del Dirigente Scolastico prof. Giovanni Antonio Paolucci, dell'Assessore Provinciale all'Istruzione, Cultura e Politiche Sociali Annachiara Palmieri, del Rappresentante delle ACLI di Benevento dott. Filiberto Parente, del Referente PON - FSE prof Massimo Cappelluzzo, dei ragazzi delle seconde classi dell'Istituto, della Dott. Mandarino e dei referenti dello STAP 17/8 della Regione Campania, delle Associazioni iscritte al CeSVoB, Antonio Meola porta voce della Tavola della Riconciliazione e Pace, i ragazzi del Servizio Civile, una delegazione di Docenti e dei ragazzi dell'Istituto "Rampone", nell'Aula Magna dell'Istituto Don Tonino Palmese ha svolto un' "omelia laica" sulle mafie. Tutti usano la parola "Legalità" ma per paradosso sono anche i migliori ladri, i migliori faccendieri, i migliori disonesti e la usano per delegittimare e farne "offesa " alla società del Bene. Ha incitato i giovani presenti a non rassegnarsi a non abbandonarsi al mito dell'avere e dell'apparire, del prevaricare, ma cercare il più possibile di essere, di fare, di condividere. Ha portato esempi concreti di come l'esempio di vita dei Peppino Impastato, Don Peppe Diana, Don Pino Puglisi, Rita Atria non deve essere dimenticato. Per dirla con le parole di Rita Atri dette al magistrato Paolo Borsellino "la mafia che uccide davvero è una sola: l'indifferenza dei tanti". Don Tonino ha voluto, in come conclusione, regalare tre "sorrisi" a quanti con attenzione, tensione e commozione hanno partecipato all'incontro. Tre sorrisi il primo quello del piccolo protagonista de "La vita è bella" di Benigni, allorquando chiuso in una botola vede il padre avviarsi vero la morte marciano gioiosamente come un soldatino, cosa non farebbe un genitore per far sorridere il proprio figlio sempre. Il secondo quello di Don Peppe Diana rivolto al suo killer per dirgli semplicemente "ti stavo aspettando" e con quel sorriso lo ha spinto a cercare il riscatto dalla mafia e dalla propria vita. Il terzo sorriso quello visto dal Magistrato Antonino Caponnetto sul volto miracolosamente indenne di Paolo Borsellino in Via Pipitone sotto l'abitazione della madre, che era andato a prendere, per fare, in quel frangente, il figlio. Volto salvato miracolosamente dai cinque poliziotti della scorta buttatisi sul suo corpo nell'ultimo disperato tentativo di salvargli la vita. Sorrisi dunque che "vengono da lontano non da una smorfia del viso per un formale incontro" che devono aprirci alla speranza, che devo spingerci a lottare, che devono spronarci ad "Essere Pace"